Nero…

Non si parla d’altro: emergenza rifiuti in campania. Ecco un’altra frase d’effetto diventata ormai parte del quotidiano. Non ce la faccio più a sentirne parlare. Pochi sperano in un cambiamento, tanti immaginano scene apocalittiche, epidemie, molti pensano di andare via. Quanto è triste. E nero. Fino a pochi anni fa pensavo di voler lasciare la mia terra, mi sentivo di dover dare nuove possibilità alla mia vita e a quella della famiglia che avrei creato. Lo pensavo convinta, ma una parte di me sapeva di aver una scusa buona per non farlo. Ora non ne trovo più una. Ora non solo sono io a volermene andare, ora ci sono costretta. E’ in Italia il problema, non in Campania. Un’Italia che non esiste più come nazione. Non c’è solidarietà ma un continuo puntare il dito, non c’è risolutezza ma solo paliativi, non c’è più un unico potere, ma una pluralità di poteri coesi e a favore unico di se stessi. Non c’è giustizia, si applaude al criminale. Non c’è lavoro, solo un tirare avanti. Non c’è religione, ma parte di potere. Nero su nero. Mastella vittima della magistratura, la Campania colpevole di morire soffocata dai rifiuti italiani e colpevole di dare all’Italia una cattiva immagine, carnefice e vittima allo stesso tempo. Il Papa rifiutato alla Sapienza e preoccupato del degrado urbano di Roma (proprio quando potrebbe “redimersi” e tirare fuori due parole buone di solidarietà, non ci riesce). Il cadavere italiano si decompone sempre più velocemente.  La pizza, il mandolino e le belle arti…Sentite la puzza?
Nero è tutto questo discorso che non vuole giungere ad alcuna soluzione, in perfetto stile italiano, si limita a parlare, a evidenziare ciò che è evidente, per avere un po’ il cattivo gusto di girare il coltello in una piaga che è già bella purulenta. Poichè non ci si può mordere la lingua e non si possono disattivare le orecchie, voglio appesantire il mio animo pesante e sguazzare un po’ in questo pessimismo profondo. Che non è giusto io debba provare. A vent’anni suonati non è giusto che io veda un futuro lontano dalla mia terra e che debba turarmi il naso quando cammino per strada. Non è giusto che debba soffrire d’allergia quando non sono nata con allergie. E non è giusto fare lavori sottopagati o gratis con una laurea in tasca. Per colpa dei nostri padri io devo sentirmi fallita a vent’anni suonati?
In questo buco nero spengo l’ultimo lume acceso per non passarci più nemmeno un giorno della mia vita…

5 Comment(s)

  1. Commento superfluo.
    Ma voglio far finta per un attimo di non “capire” la gravita’ di quanto dici e ringraziarti per il nuovo termine che mi insegni: “Purulento/a”. Mai sentito prima.

    Detro | Gen 20, 2008 | Reply

  2. No ok, il commento ci vuole.
    Sai a cosa mi fai pensare? Al giorno della mia laurea.
    Il mattino, prima di prendere l’auto e venire in facolta’, misi a palla la canzone di Caparezza sullo “Stato Verdano”.
    Piansi.
    Piansi perche’ per me quella canzone ha significati che forse vanno ben oltre le intenzioni del Pugliese di cui sopra.
    Sapevo gia’ che quel giorno le porte si sarebbero aperte e che… io sarei scappato.
    Scappato con il cuore in gola, con l’animo a pezzi e con l’Amore alle spalle. Ma l’avrei fatto.
    Piansi.

    Detro | Gen 20, 2008 | Reply

  3. Grazie a te, per il tuo commento. Ti capisco, ora più di prima.

    Manu | Gen 20, 2008 | Reply

  4. È quello che proviamo tutti noi che veniamo cacciati via a calci nel sedere dalla nostra terra. Una cosa è scegliere consapevolmente una vita migliore altrove. Un’altra è non avere scelta.

    Nemo | Gen 20, 2008 | Reply

  5. Ho sempre voluto andare via da questa città e non perchè non mi piacesse, ma perchè come dice De Filippo: “Napoli è nu bell presepio, song e’ pastur che fann schif!” Hai ragione Manu, il nero si espande a macchia d’olio!

    Lelly | Gen 21, 2008 | Reply

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