Le città invisibili: Napoli come Leonia
By Manu on Mar 7, 2007 in Cronaca, Letteratura Italiana, Politica
Sono anni oramai che conviviamo con i nostri rifiuti. Un rapporto molto stretto ci lega a loro: camminiamo per strada e loro, i sacchetti, ci fanno compagnia; cerchiamo angoli di paradiso per riflettere sui problemi del mondo e loro giaciono dinanzi ai nostri occhi; la sera poi, quando butti il tuo ennesimo sacchetto, sai che non gli dirai addio per sempre, perchè il giorno dopo sarà lì, e il giorno dopo ancora.
Facile scherzarci su, un po’ meno sopportarlo. Napoli sta diventando preda dei suoi rifiuti.
Mi viene in mente in proposito un libro di Italo Calvino: Le città invisibili. Un visionario viaggio attraverso città possibili solo nella fantasia dell’uomo: ad un certo punto viene descritta una città dal nome di Leonia. Questa città è particolare perchè ogni giorno butta via quanto aveva usato solo ed appena il giorno prima: “Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più se ne accumula; le squame del suo passato di saldano in una corazza che non si può più togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri”. La visione finale di questo produrre ed espellere mondezza è apocalittica: s’immaginano altre città come Leonia che, come vulcani in eruzione, gettano lontano da sè la spazzatura prodotta, fino a raggiungere i confini d’ immondizia lasciati da un’altra città e poi da un’altra ancora. Trincee d’immondizia che servono da confine tra le città.
A Napoli questo discorso vale tra le varie periferie: tra poco le immondizie del centro si mescoleranno allegramente a quelle della periferia, e noi continueremo a camminarci in mezzo! C’è una commissione parlamentare che attualmente si occupa della questione, ma scoraggia sapere che l’incaricato, Giudo Bertolaso, avrebbe dovuto o voluto dimettersi e non gli è stato concesso. Sono turbata in proposito perchè non so se essere felice che ci sia qualcuno ad occuparsi della spazzatura sotto casa mia o devo essere triste che sia sempre la stessa persona.
Se solo Napoli riuscisse a risolvere il problema dei rifiuti ed il problema delle strade-colapasta, potremmo dire di vivere in una città con buone possibilità di civilizzazione. Una consolazione!









Il problema dell’immondizia a Napoli, o meglio del suo smaltimento, risiedono in vari fattori:
1. Non se ne parla di una discarica a cielo aperto.
2. L’esagerato agglomerato di case, edifici non rende disponibili luoghi dove costruire inceneritori senza che la produzione di particolato di dimensioni nanometriche vada a finire nei cibi (per “par condicio” segnalo anche un elenco di cibi “puliti”).
3. Camorra, che guadagna non poco dall’attuale stato di cose.
Aggiungiamo a tutto questo una produzione esagerata di rifiuti pro-capite che in altre città non ho mai notato, una troppo limitata raccolta differenziata, etc.
Il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi.
Bertolaso voleva andare via perché s’è visto avvilito: discariche no, termovalorizzatori (inceneritori) no [precisiamo, questo non perché la gente sappia del nanoparticolato, ma perché è fomentata dagli infiltrati della camorra]. S’è detto giustamente: che posso mai fare se ogni soluzione possibile mi viene contestata e contrastata?
Bel problemone. Davvero grande.
Ah, mammà…
[...]Pover’ ammore, sbandata e sola
Nfosa ‘a sta pioggia d’estate
‘ncopp’ ‘e marciapiede ‘o scarto da jurnata
te sporca a faccia e tu nun può fa niente
pe chisto schiaffo c’‘he avuto[...]
Nemo | Mar 7, 2007 | Reply
Hai proprio ragione su tutto…tante concause che rendono difficile ogni risoluzione.
Cambiare la gente, cambiare il territorio, cambiare le istituzioni…troppo!
Manu | Mar 7, 2007 | Reply
Bertolaso ha visto la “mala parata” e se ne voleva andare.
Almeno ha avuto l’onesta di dire: >.
Ma pare che sia stato designato proprio lui come “succube”
Detro | Mar 7, 2007 | Reply
Ciao ragazzi, non sono di Napoli ma mi ero fatto un’idea della situazione…Nemo mi ha dato tutte le conferme.
La cosa preoccupante è che Napoli è un esempio di dove ci porterà la mentalità italiana (non la politica, siamo noi che votiamo i politici in cambio di favori ed ascoltiamo i camorristi).
Siamo al punto di non ritorno ? Credo di si!Sarò drastico ma solo quando un’ epidemia farà qualche vittima (a meno che non ci sia già stata e si sia occultata la cosa) ci si renderà conto che non ha senso farsi fomentare dai camorristi (e chissà se le fomentazioni non sono anche ben retribuite).
Spero bene per Napoli e l’ Italia.
Hamilton
Hamilton | Mar 9, 2008 | Reply